S. Messa in diretta streaming

Attività in Patronato

Dante Alighieri

"Mi ritrovai” (Inf I,2)

Ripartire…
dall’inizio
del viaggio
di Dante
 

prof. Gregorio
Vivaldelli

Concattedrale
di Feltre

1 agosto 2020
ore 21,00

Contatori visite gratuiti

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Ti rendo lode o Padre perché hai rivelato ai piccoli i misteri del Regno...

Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un’azione di grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa. Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d’altra parte, si dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al vaglio di una critica saccente.

Vi sono anche coloro che lo accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si tratta di capire tutto, ma di accettare d’essere amati.

E' veramente necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc 10,16), e che sono felici di essere ama-ti, perché non sono discussi. È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di passare di fianco al più bell’in-contro che un uomo possa fare senza accorgersene.

E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le rivelazioni più grandi, quel-le che nessuno può conoscere (Mt 11,27) e che trattano del mistero di Dio stesso.

C’è di più. Coloro che pregano ne fanno l’esperienza. Dio parla loro quando essi si confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive. Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo essere sensibili, e facciamo fatica a lasciar-ci andare.

Noi ci complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta per noi.

 Chi dona con il cuore rende ricca la sua vita

Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me, non è degno di me. Una pretesa che sembra disumana, a cozzare con la bellezza e la forza degli affetti, che sono la prima felicità di questa vita, la cosa più vicina all'assoluto, quaggiù tra noi. Gesù non il- lude mai, vuole risposte meditate, mature e libere. Non insegna né il disamore, né una nuova gerarchia di emozioni. Non sottrae amori al cuore affamato dell'uomo, aggiun- ge invece un di più...,

Ci ricorda che per creare la nuova archi- tettura del mondo occorre una passione for- te almeno quanto quella della famiglia. È in gioco l'umanità nuova. E così è stato fin dal principio: per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna (Gen 2,24). Abbandono, per la fecondità.

Seconda esigenza: chi non prende la pro- pria croce e non mi segue.

Prima di tutto non identifichiamo, non confondiamo croce con sofferenza. Gesù non vuole che passiamo la vita a soffrire, non desidera crocifissi al suo seguito: uo- mini, donne, bambini, anziani, tutti inchio- dati alle proprie croci. Vuole che seguiamo le sue orme, andando come lui di casa in casa, di volto in volto, di accoglienza in accoglienza, toccando piaghe e spezzando pane. Gente che sappia voler bene, senza mezze misure, senza contare, fino in fondo. Chi perde la propria vita, la trova. Gio- co verbale tra perdere e trovare, un para- dosso vitale che è per sei volte sulla bocca di Gesù. Capiamo: perdere non significa lasciarsi sfuggire la vita o smarrirsi, bensì dare via, attivamente. Come si fa con un dono, con un tesoro speso goccia a goccia.

E. Ronchi

«Corpus Domini»: Dio cammina in mezzo a noi

Eucaristia: un legame d’amore tra Dio e noi

Siamo piccoli di fronte ad ogni relazione. Piccoli perché sappiamo che potremmo amare molto di più. Piccoli perché riconosciamo i nostri difetti. Piccoli perché inadeguati dentro la bellezza di ogni relazione.

Per questo diventano importanti i riti, in particolare la Messa. Lì passiamo 45 minuti a “riconoscerci fratelli”. La grandezza del rito sta proprio nel farci “esperimentare” questa verità: siamo fratelli,siamo sorelle. Così come siamo, nella nostra piccolezza, nonostante il male e l’ingiustizia, siamo fratelli. In ogni Messa “tocchiamo con mano” questa verità, per crederci nella vita quotidiana. In secondo luogo ogni Messa è un’anticipazione di Paradiso. 

Nella Messa imparo a dar fiducia al futuro e a camminare verso la vera Festa, che sgorga da relazioni compiute.

Pertanto a Messa mi alleno a vivere gli atteggiamenti fondamentali per costruire relazioni: accogliere (riti di accoglienza), perdonare ed essere perdonati, ascoltare, offrire, chiedere aiuto, condividere, donare, ringraziare, costruire pace.

A Messa imparo anche a pregare per gli altri: non si va a Messa solo per sé, ma portando in cuore gli altri.

Infine a Messa entro concretamente nell’abbraccio di Dio. Mi sento “fisicamente” amato. Rigenerato da questo abbraccio, rigenerato da questa “grazia” posso amare. 

Dalla lettera pastorale di mons. Derio Olivero “Vuoi un caffè?”

Quest’oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l’ha fatta conoscere Gesù.

Egli ci ha rivelato che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza” (Prefazio): è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale.

Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore.

Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno.

Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica.

Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari.

In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore.

Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà.

“O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,2) – esclama il salmista.

Parlando del “nome” la Bibbia indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il “tessuto” di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all’Amore.

“In lui – disse san Paolo nell’Areòpago di Atene – viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28).

La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati.

Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore.

Benedetto XVI

Il video messaggio di don Angelo Balcon, parroco dell'Unità Pastorale cittadina di Feltre (Duomo - Sacro Cuore - Santa Maria degli Angeli) per la festa di Santa Rita da Cascia, venerdì 22 maggio 2020.

Quale speranza? Gesù non ci abbandona salendo al Padre. Come non ha abbandonato il Padre quando è venuto nel mondo, così non abbandona noi; rimane l’Emmanuele, il Dio con noi. La sua ascensione è anche la nostra elevazione: siamo fragili ma destinati al cielo. Che gli occhi del nostro cuore siano illuminati per “comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi”. La speranza che appaga il cuore è questa e siamo certi che supererà ogni attesa. L’Ascensione ci metta nell’intimo un desiderio struggente della patria celeste. Questo non spinge al disimpegno nei compiti di quaggiù. La speranza di un mondo nuovo è stimolo potente per l’impegno in questo mondo, in relazione con persone destinate con noi a questa felicità.  (dal foglio liturgico diocesano "Settimana")

Venerdì 22 maggio è la festa di Santa Rita. Purtroppo non sarà possibile vivere questo momento come gli scorsi anni, tuttavia si terranno tre celebrazioni in Duomo per le quali, in virtù delle ultime disposizioni sul distanziamento sociale, sarà possibile partecipare SOLO registrando preventivamente la propria presenza con una delle seguenti modalità:

telefonando al n. 0439-80144 il lunedì dalle 9.00 alle 12.00

passando di persona il martedì e il venerdì dalle 9.00 alle 11.45 e dalle 16.00 alle 18.30

- oppure online compilando i form che trovate nei link sottostanti (cliccare sulla S. Messa desiderata).

- MESSA ORE 8.00 (clicca qui) 

MESSA ORE 10.30 (clicca qui)

MESSA ORE 18.30 (clicca qui) 

Tutte le celebrazioni saranno trasmesse anche in diretta streaming.

Informazioni parrocchiali




Museo Diocesano

Museo Diocesano
Belluno-Feltre

Via Paradiso, 19 - FELTRE (BL)

Aperto venerdì, Sabato, Domenica

Info e orari sul sito
www.museodiocesanobellunofeltre.it

Rassegna stampa